È sempre piacevole avere delle belle sorprese, anche piccole, come lo scoprire un ottimo libro. E di questo devo ringraziare Gwilbor che me lo ha regalato. Sto parlando di “Ghiaccio nove”, di Kurt Vonnegut.

Per informazioni e recensioni professionali, penso che basti cercare su internet: la pagina su wikipedia può essere un buon punto di partenza (anche solo per scoprire che il titolo originale è “Culla del gatto”).

Qui mi limiterò a consigliare questo libro: si arriva alla fine con un lieve sorriso (ghigno) sulle labbra, dovuto al tono anticonvenzionale e satirico che accompagna gli eventi e gli incontri della storia. Non nego che inizialmente ho avuto difficoltà a iniziare la lettura: uno stile frammentato e pseudo-epistolare, nel quale non riuscivo a vedere una trama nel senso classico del termine; colpa anche del poco tempo che da parte mia veniva dedicato alla lettura, devo ammetterlo. Ma una volta arrivata l’estate e quindi più tempo libero a disposizione, è stato possibile cominciare a leggerlo con una mente più sveglia e pronta a carpire le idee che stanno dietro ad un racconto che sembra continuamente divagare; e le idee sono davvero tante, per niente banali, e molto spesso divertenti.

Forse se non fosse così tardi scriverei un buon lavoro che rassomigli ad una recensione, ma per stavolta mi limito a citare Bokonon (53esimo calipso):

Bello, bello, molto bello
Bello, bello, molto bello —
Tanta gente differente
Nel medesimo orpello.

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